Sbarcati all'aeroporto (incredibilmente con tutti i bagagli spediti) siamo stati accolti da un simpatico cinesone che di inglese non spiccica una parola, ma in compenso che ride sempre e parla cinese con lo stesso accento comico del famoso cuoco del film di Thomas Millian "Omicidio al ristorante cinese" (quello per intenderci specializzato nella preparazione di "liso imbottito con folmiche").
Albergo non male e in zona (relativamente) tranquilla per essere a Pechino.
Schivando bici e motorini elettrici a gogo siamo poi andati a fare un primo giro al Parcone vicino all'albergo, decisamente invidiabile per dimensioni e ricchezza di attrazioni (anche se tutte chiuse).
Alle 7, ormai distrutti dalla passeggiata e dal jetlag ci siamo avventurai nel primo risotrante cinese suggerito dalle molte altre coppie che ci hanno preceduto, specializzato in ravioli di tutti i tipi. I colori sono indubbiamente accattivanti, ma per Alberto bacchette e ravioli smorzano gli entusiasmi famelici... e se manda giù due bocconi è già un successo.
Chiudiamo la giornata con "Mamma, ma Jié avrà sempre gli occhi a mandorla?", "Certo", "Ah... pensavo che dopo un po' gli sarebbero diventati come i nostri...".

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